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Araki e le donne.

Tra un panettone, un pandoro e altre fatiche gastronomiche, mi sono concesso in queste feste due eventi in apparente contrasto tra loro: la mostra fotografica Araki Gold e il film “L’amore al tempo del colera” (del quale parlerò probabilmente in un altro post).
Araki Gold è la mostra dedicata all’artista-fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, allestita a Roma, nella sede espositiva di Palazzo Fontana di Trevi.
Tra ritratti in B&N e a colori, spiccano 50 fotografie dalla serie Color Rays, gli immancabili Flowers e ben 5000 Polaroid, esposte una accanto all’altro a tappezzare intere pareti delle sale. Il visitatore rimane affascinato da questo immenso mosaico indistinto. Occorre avvicinarsi molto per cominciare a distinguere i soggetti delle singole polaroid: volti, paesaggi cittadini, donne nude (in tutte le pose).
Ma le foto più discusse sono senz’altro quelle dei nudi “bondage”: grandi foto a colori dove le donne sono legate o addirittura “appese” nelle più disparate ambientazioni (alberi, letti, pavimento, …).
Mentre su alcuni “nudi classici” non posso che dare giudizi positivi, per molte altre foto sono rimasto interdetto e mi sono chiesto: dove è il confine tra pornografia e “arte”?
Chiariamoci: non voglio fare un processo alla pornografia. Io credo che ognuno nel suo privato è libero di fare quello che crede, fino a quando non condiziona altri o commette reati. E non posso certo essere io – che “ho fatto il militare a Cremona” … parafrasando Totò – a spacciarmi per moralista. Però la domanda me la sono fatta: chi decide se una foto è pornografica?
Senza dubbio, ho pensato, il luogo e il contesto. La stessa foto in una rivista per soli uomini sarà giudicata diversamente da quella esposta nelle prestigiose sale di Palazzo Fontana di Trevi.
Per capirne di più sono andato comunque a leggere qualcosa su Nobuyoshi Araki, e ho trovato definizioni quale “poeta dell’erotismo”, “pornografia filosofica-esistenziale”, “maestro giapponese dello sguardo”, e lunghi approfondimenti sulla delicatezza nei visi e negli sguardi delle modelle, a compensare il loro apparente status di oggetto-sottomesso.
Non so. “Arte” o “non arte”, ho l’impressione che le donne non apprezzino il modo in cui vengono rappresentate. Ed infatti, nel registro posto all’ingresso, spiccava un commento femminile che liquidava senza appello quelle foto come pornografia.
Voi invece (soprattutto voi donne) che ne pensate?
PS: Chi non conosce lo “stile” di Nobuyoshi Araki può andare sul suo sito ufficiale e vedere alcune delle foto esposte (le annunciatrici della TV direbbero: “foto adatte ad un pubblico adulto”).