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Faccio parte della tribu' di Pennarossa ... ma ogni tanto vengo qui a meditare nella mia capanna tibetana.




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mercoledì, 02 gennaio 2008

53 anni, 7 mesi, ... 

locandina_70

Sembra che Gabriel Garzia Marquez abbia resistito tre anni prima di concedere i diritti del suo libro per la produzione del film. Probabilmente, oltre al dubbio sulla possibilità di trasporre un libro complesso come il suo, intuiva bene le difficoltà di portare sullo schermo un tema così distante dai nostri tempi. Mentre le cronache ci parlano ogni giorno di amori ossessivamente consumati (e conclusi) nel giro di pochi mesi, L’Amore ai tempi del Colera rappresenta l’apologia dell’amore infinito e platonico. Più di 50 anni dovranno infatti passare prima che il protagonista – Florentino Ariza – possa realizzare il suo sogno d’amore con Fermina Daza.

Anacronismo quindi, e sfida impossibile nei confronti di un libro che è tra i più belli di Marquez. Lessi L’Amore ai tempi del colera più di 20 anni fa, ma ne ricordo bene l’atmosfera e il pathos che quella lettura suscitava.

Per questo, sono andato a vedere il film con la curiosità di scoprire l’adattamento scelto dal regista Mike Newell, ma anche per la presenza come protagonista di Giovanna Mezzogiorno, una tra le mie attrici preferite.

Devo dire che mi hanno deluso entrambi: è come se nel film manchi “qualcosa”. Viene proposto come “strappalacrime”, ma alla fine credo che difetti proprio dell’elemento romantico così presente nel libro di Marquez.

Giovanna Mezzogiorno è sicuramente brava ma – secondo me – poco valorizzata (scarsi i primi piani) e sicuramente paga, anche nella recitazione, il pesante trucco che la invecchia fino ai 70 anni di età.

Molto belli invece – specialmente se ascoltati nel contesto del film – i tre brani cantati da Shakira: Hay Amores, Pienso En Ti, Despedida.

In conclusione: un film da andare a vedere senza troppe aspettative. Il merito principale rimane la testimonianza di un tipo di amore che sicuramente non esiste più: come scrivevo all’inizio quello eterno e platonico. Mi piacerebbe conoscere su questo il giudizio dei giovani.

PS: per chi non avesse letto il libro o visto il film, va comunque chiarito che Florentino Ariza, nei 53 anni, 7 mesi e 11 giorni (notti comprese) attesi prima di vedere concretizzarsi il suo amore, si è “consolato” con più di 600 donne (tutte rigorosamente registrate su un quaderno). E pensare che aveva giurato di rimanere vergine in nome di Fermina!

Postato da: kkarl a 14:01 | link | commenti (6)
recensioni, amore, cinema, ricordi, kkarl

mercoledì, 05 settembre 2007

La Dama e il Messere

dama messere_webAnche questa volta c’ero riuscito. A perdermi intendo.

Per il mio senso di orientamento pari a zero mi ritrovavo, pur nella mia città, in una piazzetta sconosciuta, con un minuscolo giardino pubblico al centro ed un’unica panchina di pietra.

La piazzetta era deserta, come deserto era l’intero isolato. Stavo per affidarmi come al solito allo stradario quando vidi arrivare uno scooter ed una moto.

La prima a liberarsi del casco fu lei. Un gesto veloce accompagnato da un movimento della testa per rimettere in ordine i lunghi capelli biondi. Si era fermata proprio ad un passo da me, e per un attimo i nostri sguardi si incrociarono. Non è raro incontrare belle donne, in una città grande come Roma poi... Ma quella che avevo davanti era una bellezza insolita, d’altri tempi. Nonostante l’abbigliamento moderno e sportivo aveva lineamenti dolci, un portamento elegante ed una grazia difficili da trovare nelle donne stereotipate delle TV e delle riviste patinate.

Non avesse indossato i jeans, poteva essere una stupenda dama del medio evo.

Il suo sguardo mi superò velocemente, e i suoi meravigliosi occhi verdi erano già solo per lui. Dall’aria insicura, i gesti lenti ed impacciati, lui aveva parcheggiato la moto con cura e ora seguiva la sua madonna con passo indolente verso la panchina di pietra.

Mi vennero in mente le coppie bellissime che vediamo tutti i giorni nelle rubriche di gossip, su internet o sui giornali. Sempre “strafichi” e perennemente abbronzati.

Lui invece, il messere, oltre ad essere impacciato, non aveva niente del macho in tiro; anzi: ad uno sguardo più attento, era decisamente bruttino.

Ma non per lei evidentemente, perché da come lo guardava, da come gli sorrideva, mostrava l’inconfondibile stato di grazia di donna innamorata.

Che sia vero allora quello che ci dicono spesso gli antropologi?

L’uomo – dai tempi primitivi della caccia – ha imparato ad utilizzare soprattutto la vista, ed anche nel corteggiamento e nel sesso è attratto in primo luogo da ciò che vedono i suoi occhi, dalla bellezza esteriore.

La donna invece, pur subendo il fascino della prestanza maschile, spesso sceglie il suo uomo sulla base delle qualità interiori, privilegiando così il cuore agli occhi.

Sono certo che quello che vidi mentre consultavo lo stradario per capire dove fossi capitato, era il loro primo bacio. Appassionato ma candido, se consideriamo la sfrontataggine delle coppie di oggi.

Forse per questo, mentre stavo andando via mi venne un dubbio. Mi domandai se quelli che si stavano baciando sulla panchina di pietra non fossero veramente una dama ed un messere e se io, perdendomi, non fossi finito - come Troisi e Benigni nel film “Non ci resta che piangere” - in un’altra epoca.

Postato da: kkarl a 12:14 | link | commenti (4)
amore, costume

venerdì, 27 luglio 2007

NOTTE D'AMORE

Tabellone_w

Roma80w

E’ passata un’eternità da quei pomeriggi di domenica, quando con mio padre facevamo la consueta passeggiata da Viale Medaglie d’Oro, dove abitavamo a Roma, fino all’”Osservatorio”.

Oggi tutti lo conoscono come “Lo Zodiaco”, ma allora c’era solo una baracchetta in legno che vendeva gelati, le antenne militari, ed il solito stupendo panorama di Roma. E poi c’era quel viottolo a sinistra in mezzo ai campi che si affacciava sullo Stadio Olimpico. Era piccolo, lontanissimo, ma riuscivamo a vedere bene il tabellone della curva sud e lo spicchio del calcio d’angolo tra la curva e la Tribuna Tevere.

A quei tempi per seguire le partite c’era solo la radio con “Tutto il calcio minuto per minuto”, ma il collegamento iniziava a partire dal secondo tempo. Per me, riuscire a sapere il risultato in tempo reale, prima attraverso il boato del pubblico, poi con la segnalazione sul tabellone, rappresentava un'emozione unica.

Poi venne il tempo dell’abbonamento in curva Sud, proprio sotto a Dante (“Daje Roma Daje”), le domeniche appena alzato a scrutare il cielo per sapere se dovevo “bardarmi” contro la pioggia.

Quanti nomi, quante facce da figurina, quante partite nella mia mente.

Forse, qualche “fidanzatina” l’ho dimenticata, ma quei ricordi sono ben impressi.

Giacomino Losi, Lojacono, Cudicini, le prime Coppe Italia, una partita contro il Karl Zeiss Jena seguita in onde medie (in tedesco) a causa dello sciopero Rai, la radio sulla terrazza ai grandi magazzini a Barcellona (l’unico posto dove si prendeva la frequenza italiana), il Roma-Torino dello scudetto con 39 di febbre.

Gli episodi da raccontare sarebbero infiniti, e sono episodi di un amore indiscusso, un “per sempre” che non si potrà mai tradire, perché è difficile trovare un’altra amante che possa regalarti notti d’amore come quella di ieri sera!

Postato da: kkarl a 11:07 | link | commenti (14)
amore, ricordi, calcio, as roma