
Faccio parte della tribu' di Pennarossa ... ma ogni tanto vengo qui a meditare nella mia capanna tibetana.
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Non è facile raccontare la Palestina, soprattutto quella di tutti i giorni, la vita di strada e delle persone.
E invece c’è chi da più di 40 giorni lo sta facendo – secondo me - in maniera semplice ma al tempo stesso eccezionale.
Si tratta del diario che Giovanni Fontana sta tenendo quotidianamente da quando ha deciso di mollare la vita più o meno tranquilla di toscanaccio residente a Roma e di andare in Palestina a fare il volontario, per occuparsi soprattutto dei bambini palestinesi insegnandogli nuovi giochi e un po’ d’italiano.
Da quando è partito il suo blog è tra quelli che leggo con maggiore interesse, senza saltare una sola “puntata”.
Ogni tanto è bello scoprire di avere amici straordinari!
Si riparte.
Come ogni anno ai primi di luglio, si riprende il casco integrale (messo via all’arrivo del primo caldo), si controllano l’olio e le gomme, si fa il pieno e si portano le moto a prendere aria fresca e a macinare chilometri e curve.
Quest’anno faremo base ad Avigliana, vicino a Torino, e gireremo soprattutto la Val di Susa con diversi sconfinamenti in Francia.
Il gruppo (solo maschietti in puro stile zingarata) è più o meno sempre lo stesso: Gigi con la moto nuova di zecca: una BMW K1200 R Sport; Stefano (la mascotte) in sella ad una Kawasaki Z 750, Gianni & BMW GS 1150 R; Angelo & BMW R1150 R; Giancarlo (il “padrone di casa”, visto che è di Torino) con la Suzuki GS R 600; e naturalmente il vostro Kkarl con la sua Silver (BMW 650 CS).
Maurizio, Giuseppe e Denis verranno come passeggeri, mentre Francesco “Bozo” sarà costretto a rimanere a casa visto che è fresco fresco di una frattura multipla al volto “conquistata” giocando a pallone.
Non ci sarà Nikoletta (troppe vibrazioni) ma mi assisterà la sempre valida Fuji.
Ci si ritrova qui intorno a martedì 8.
Ultimamente provo sempre più fatica a scrivere di politica. Passa il tempo e i temi sono sempre gli stessi: le lotte interne al PD e il malumore della base, lo scollamento tra la sinistra e gli elettori, la demagogia del centrodestra (che però ha presa sempre più forte sugli italiani), il crescente disinteresse per la progressiva erosione da parte di Berlusconi delle regole democratiche.
E’ per questo che ultimamente mi sono dedicato ad altro, a quegli interessi che mi permettono di rilassarmi e di non farmi prendere dallo scoramento.
Ieri ho finito il mio primo fotolibro. Su internet sono molte le aziende che offrono a chiunque la possibilità di predisporre un libro fotografico, libro che una volta stampato viene inviato direttamente a casa. Dopo lunga ricerca, io ho preparato il mio con Myphotobook.
Mi sembra il prodotto più versatile, quello che permette di scegliere tra tantissimi formati e layout di pagine (sia in termini di foto, che di sfondi, che di font per i testi). Ho raccolto in 96 pagine quasi 160 foto che hanno come tema comune “La piazza”. Foto delle tante manifestazioni che negli ultimi due anni ho seguito e fotografato.
Appena il libro arriverà a casa vi dirò le impressioni.
Poi, col solito “gruppo moto”, stiamo organizzando il lungo week end estivo. Negli scorsi anni siamo stati a Garmisch, sulle Dolomiti e per le montagne dell’Appennino.
Quest’anno, nei primi giorni di luglio, le nostre moto ci porteranno nella Valle d’Aosta. Si accettano suggerimenti e consigli di ogni tipo: dal dove dormire a dove mangiare (sul “cosa” siamo ben documentati)!
Altri appuntamenti a breve: domani ad ascoltare prima Giovanna Melandri (che ha invitato formalmente iMille) e poi, in serata, Cesare Damiano che parlerà nel circolo PD 14 ottobre di Pietralata del suo libro: “Il lavoro interrotto”.
Spero di avere tempo ed entusiasmo per raccontarvi i due incontri.
PS: Il motociclista nella foto non sono io!

Mi piacerebbe che questo post venisse letto soprattutto da alcuni amici, verso i quali provo sentimenti di vera amicizia e di stima (spero ricambiata). Ci uniscono diverse passioni e diverse idee e siamo sicuramente “vicini” quando confessiamo i nostri ideali e immaginiamo la società che vorremmo.
Ultimamente, dopo l’indubbio terremoto politico che ha creato nuove sigle e nuove liste, abbiamo con questi amici idee “partitiche” diverse: in particolare essi non condividono la mia adesione al PD, rimproverando al nuovo partito e a Veltroni di essersi sbilanciato troppo al centro, di non spingere a sufficienza per i diritti civili, di non contrastare l’ingerenza del Vaticano, ecc. Insomma: tutte le critiche ricorrenti e ripetute in ogni occasione “da sinistra”.
Io posso solo dire di cominciare a conoscere abbastanza bene il nuovo partito “da dentro”, e nell’ammettere che alcune resistenze di “vecchia” politica ancora permangono, posso dire di avere trovato tanta gente nuova, tanti ragazzi che la pensano come noi. E’ a loro che io faccio riferimento, piuttosto che alla Binetti o a Bassolino. Perché sono convinto che alla fine saranno loro a modificare definitivamente il PD nel partito che vogliamo. Me ne accorgo dalle piccole ma significative cose che succedono dei circoli, e da tanti altri segnali che arrivano inequivocabili.
Circa la “strategia” scelta poi da Veltroni, ho già spiegato, qualche post fa, come credo sia ormai inevitabile arrivare ad un dialogo tra le parti.
In quel post citavo soprattutto una frase che Adriano Sofri - nel suo ultimo libro “Contro Giuliano” - rivolge a Ferrara: “… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti”.
Le contrapposizioni estreme, se da un lato “soddisfano” l’orgoglio ferito di chi non vede realizzati i suoi ideali di società, dall’altro ingessano la politica e allontanano la realizzazione degli obiettivi.
Per tutti questi motivi voterò PD, e lo voterò convinto. Non per fermare Berlusconi, ma perché credo sia realmente l’unica possibilità che abbiamo per migliorare il nostro Paese. Ed è per questo che agli amici che la pensano diversamente da me (i nomi non servono: se mi leggeranno si riconosceranno senza dubbio) dico innanzi tutto di votare. Il “non voto” è veramente inutile perché nessuno si accorgerà degli assenti. Per un paio di giorni si parlerà dell’eventuale crescente astensionismo, ma un secondo dopo si farà il governo contando i voti di chi è andato ai seggi.
E naturalmente a questi amici dico di votare PD, cercando di dare fiducia a chi sta lottando da dentro.
In ogni caso … parafrasando Ilaria D’Amico: “Buon voto a tutti!”
Quello che le femmine non sanno.
E’ inutile! Nonostante il femminismo e le loro indubbie conquiste degli ultimi anni, ci sono campi in cui le “femmine” è bene che non si avventurino e continuino a giocare con le bambole o al massimo (magari si potesse ancora) a campana.
Questo sfogo deriva da un commento che Maria Cascella ha lasciato sul mio ultimo post. In esso, ricordando i giochi dei maschi di “qualche anno fa” confessava: “ho sempre sognato sputare sulle figurine dei calciatori e non ho mai capito perchè i maschi lo facessero”.
Con quel “sputare” Maria ha compiuto un sacrilegio nei confronti della sottile e nobile arte del “gioco con le figurine” che ha costituito il passatempo (maschile) di generazioni intere.
Lasciamo stare l’adrenalina che ci prendeva al momento di aprire il pacchetto, per capire se ce n’era qualcuna mancante, soprattutto l’introvabile Pizzaballa. E tralasciamo pure le febbrili contrattazioni per lo scambio, roba da fare invidia a Wall Street e relegare Ebay a uno di quei mercatini rionali con le bancarelle.
Il momento clou della giornata era quando le figurine ce le giocavamo, quando tiravamo fuori il pacchetto dei doppioni e cercavamo di conquistarne il più possibile agli altri.
Lo scontro poteva avvenire con differenti metodi (impara Maria!):
Con la botta: ognuno metteva lo stesso numero di figurine, che si poggiavano sul banco o sul muretto (in casi estremi sul pavimento o sulla strada). Poi si dava una botta tremenda con la mano vicino al pacchetto. Quelle che si rivoltavano erano conquistate. Naturalmente c’erano diverse varianti: le figurine si potevano o no piegare (per “prendere” meglio l’aria); la “botta” poteva essere a palmo aperto oppure raccolto.
Poi c’era la schicchera. Si metteva una figurina in pizzo al banco e si dava la “schicchera” da sotto per farla volare all’interno del banco. Se la figurina si posava su un’altra, questa diventava tua. Le varianti erano far cadere le figurine dal banco o lanciarle dalle mani verso terra. Bisognava andare sopra alle altre per conquistarle. Anche qui c'era la possibilità di regole diverse: qualche orientamento di dottrina prevedeva che se la figurina copriva più della metà dell’altra si conquistavano tutte quelle in terra.
Naturalmente c’era chi “inghignava” e voleva fare passare per più di metà ogni situazione.
E poi c’era il soffio (soffio … Maria, soffio … non sputo!). In un certo senso era molto simile alla “botta”, solo che per fare rivoltare le figurine si doveva fare ricorso al soffio e non alla botta con il palmo della mano.
Ma il soffio andava fatto con arte e con maestria, servivano ore e ore di allenamenti, trucchi carpiti ai più bravi o consigli pagati a suon di figurine. Occorreva “lavorare” di epliglottide, chiuderla mentre si prendeva fiato e aprirla di colpo per fare in modo che il soffio fosse forte e concentrato.
Un po’ lo stesso che si doveva fare con la cerbottana quando si tiravano i cartoccetti contro il sedere delle femmine, quelle che – invece di giocare con le bambole - stavano sempre ad impicciarsi dei nostri giochi senza capirci niente, e magari dicevano pure che stavamo a sputare alle figurine.
Incatenato!

Questa volta la tanto indesiderata e temuta “catena” arriva a proposito. Avevo preparato un post politico per la Capanna Tibetana, ma poi abbiamo deciso di pubblicarlo su Pennarossa.
Chi ha voglia di farsi del male e polemizzare sul PD, il Registro delle Unioni Civili a Roma, la Binetti e la laicità, può andare lì.
Stavo quindi pensando a cosa inventarmi di nuovo (superstizione, miracoli, auguri per il 2008) quando vengo a sapere che Fioredicampo mi ha “incatenato”. Questa volta aderisco, anche se buona parte dei blog che citerò non potranno continuare la catena.
Innanzi tutto le regole del giochino, che sono solo quattro e sono semplici:
In primis partecipare solo se si è stati nominati.
Poi lasciare un link al post originario inglese.
Quindi inserire nel post il logo del Thinking blog award.
Infine indicare i 5 blog che hanno la capacità di farti pensare.
Esclusa necessariamente Fioredicampo mi vengono in mente:
le Bambine Cattive: per la loro freschezza e genuinità. Riescono a raccontare senza veli tutti i loro problemi e le loro gioie, le insicurezze e le ambizioni. Ormai nella blogosfera sono le mie nipoti preferite.
La Trudy: all’inizio ci ha fatto conoscere l’amore comune che abbiamo per gli animali, ma poi la sua curiosità ed entusiasmo ci ha portato a dibattere e confrontarci su un nuovo modo di vedere la politica.
La Torre di Babele: è il blog di Pino Scaccia. Dovunque vada per i suoi servizi (Afghanistan o Napoli) riporta nel suo blog le sensazioni e le emozioni che l’evento suscita “dentro”. Grazie alle sue foto e alle sue riflessioni non si può non "pensare".
iMille: è il blog del movimento politico nel quel mi riconosco. Chiunque vi scriva riesce a farlo da angolazioni originali e mai scontate.
Comicomix: oltre a fare riflettere, con la “scusa” delle vignette gli amici di Comicomix spesso graffiano sugli argomenti più scottanti del momento. Ma la cosa veramente bella di questo blog è che lascia sempre tutti con un sorriso.
Ce ne sarebbero tanti altri … sarà per la prossima volta.
... noi, mi sa che ABBIAMO SGOMMATO!


Soprattutto per gli amici che hanno passato con me questi giorni on the road: le foto le trovate qui.
A presto.