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mercoledì, 09 aprile 2008
Caro amico ti scrivo ...

scrivanovr

Mi piacerebbe che questo post venisse letto soprattutto da alcuni amici, verso i quali provo sentimenti di vera amicizia e di stima (spero ricambiata). Ci uniscono diverse passioni e diverse idee e siamo sicuramente “vicini” quando confessiamo i nostri ideali e immaginiamo la società che vorremmo.

Ultimamente, dopo l’indubbio terremoto politico che ha creato nuove sigle e nuove liste, abbiamo con questi amici idee “partitiche” diverse: in particolare essi non condividono la mia adesione al PD, rimproverando al nuovo partito e a Veltroni di essersi sbilanciato troppo al centro, di non spingere a sufficienza per i diritti civili, di non contrastare l’ingerenza del Vaticano, ecc. Insomma: tutte le critiche ricorrenti e ripetute in ogni occasione “da sinistra”.

Io posso solo dire di cominciare a conoscere abbastanza bene il nuovo partito “da dentro”, e nell’ammettere che alcune resistenze di “vecchia” politica ancora permangono, posso dire di avere trovato tanta gente nuova, tanti ragazzi che la pensano come noi. E’ a loro che io faccio riferimento, piuttosto che alla Binetti o a Bassolino. Perché sono convinto che alla fine saranno loro a modificare definitivamente il PD nel partito che vogliamo. Me ne accorgo dalle piccole ma significative cose che succedono dei circoli, e da tanti altri segnali che arrivano inequivocabili.

Circa la “strategia” scelta poi da Veltroni, ho già spiegato, qualche post fa, come credo sia ormai inevitabile arrivare ad un dialogo tra le parti.

In quel post citavo soprattutto una frase che Adriano Sofri - nel suo ultimo libro “Contro Giuliano” - rivolge a Ferrara: “… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti”.

Le contrapposizioni estreme, se da un lato “soddisfano” l’orgoglio ferito di chi non vede realizzati i suoi ideali di società, dall’altro ingessano la politica e allontanano la realizzazione degli obiettivi.

Per tutti questi motivi voterò PD, e lo voterò convinto. Non per fermare Berlusconi, ma perché credo sia realmente l’unica possibilità che abbiamo per migliorare il nostro Paese. Ed è per questo che agli amici che la pensano diversamente da me (i nomi non servono: se mi leggeranno si riconosceranno senza dubbio) dico innanzi tutto di votare. Il “non voto” è veramente inutile perché nessuno si accorgerà degli assenti. Per un paio di giorni si parlerà dell’eventuale crescente astensionismo, ma un secondo dopo si farà il governo contando i voti di chi è andato ai seggi.

E naturalmente a questi amici dico di votare PD, cercando di dare fiducia a chi sta lottando da dentro.

In ogni caso … parafrasando Ilaria D’Amico: “Buon voto a tutti!”

Postato da: kkarl a 19:15 | link | commenti (11)
politica, amici, appello, sinistra, giuliano ferrara, elezioni, berlusconi, partecipazione, veltroni, partito democratico, adriano sofri, pd , kkarl

giovedì, 20 marzo 2008

Un ponte da costruire.mostar85

Nel suo ultimo libro “Contro Giuliano”, Adriano Sofri rivolge a Ferrara una frase che mi ha fatto particolarmente riflettere: “… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti”.

Quello dello scontro radicalizzato è il metodo standard attuato nel nostro Paese da almeno 15 anni. Ogni qualvolta si manifestano posizioni diverse (in campo economico, sociale, politico) le stesse si irrigidiscono chiudendo ermeticamente il proprio pensiero rispetto a quelle che sono le ragioni dell’altro.

La conclusione, in una situazione in cui il Paese è rigorosamente diviso in due, è il totale immobilismo, o al massimo la realizzazione di qualcosa di episodico a seconda se in quel momento si verificano o meno favorevoli congiunzioni astrali.

E’ tenendo presente questo quadro – e con l’aiuto della frase di Sofri - che secondo me va interpretata la scelta del PD e di Veltroni di cercare un dialogo tra parti apparentemente distanti.

Quelle che molti definiscono “figurine” (imprenditori e operai, cattolici e atei, … ) rappresentano invece la ricerca di sintesi, una sorta di estensione di ciò che è stato definito il “pensiero-ponte”: “unire ciò che è separato, costruire connessioni fra punti irrelati, superare ostacoli materiali e culturali: il “ponte” assolve a queste funzioni, ovvero avvicina ciò che è distante, rende relato ciò che è diverso, connette polarità attraverso la mediazione. (…) Il pensare-ponte implica dunque la capacità di muoversi fra due polarità, passando attraverso punti mediani. Implica il saper decodificare linguaggi differenti e utilizzare più forme”.

L’alternativa sono le tribune urlate, l’aggrapparsi ad antiche ideologie che fanno riferimenti a schemi ormai lontani e non più presenti nella nostra società.

Ideologie sempre suggestive, ma inesorabilmente sterili.

Postato da: kkarl a 22:53 | link | commenti (6)
politica, libri, letture, giuliano ferrara, simboli, elezioni, liste, candidature, veltroni, partito democratico, adriano sofri, pd , kkarl, liste partito democratico

lunedì, 17 marzo 2008

Pillole.pillole1

Un’ po’ di stanchezza e un imprevisto blackout del mio provider hanno impedito l’aggiornamento del blog, per cui mi trovo costretto a riportare in pillole alcune riflessioni dei giorni scorsi.

Il 16 marzo sono ricorsi trenta anni dalla strage di Via Fani. Di Aldo Moro tornerò sicuramente a parlare, magari all’anniversario della sua uccisione, ma ora voglio ricordare soprattutto gli uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino.

Il maresciallo Leonardi lo avevo conosciuto all’università, quando accompagnava “il professore” alle lezioni. Aveva una cinquantina di anni e quindi poteva essere nostro padre, eppure si comportava con noi studenti come un fratello, scherzava e ci dava consigli. Niente di più lontano dalla testa di cuoio che le BR hanno voluto fare credere di avere ucciso, diverso anche dalle guardie del corpo che siamo abituati a vedere oggi, con l’auricolare e lo sguardo duro.

Quando vidi le foto del suo corpo massacrato dai proiettili capii che le BR non avrebbero mai vinto (e soprattutto convinto noi giovani).

Sabato sono andato in giro per Roma a cercare “foto”. C’era Italia Scozia di Rugby e si sa che i tifosi scozzesi nelle trasferte sportive sono particolarmente ... "colorati".

In centro invece mi sono imbattuto in lei. Non so come definire la foto che le ho scattato al volo: sicuramente trasmette disagio e imbarazzo, forse perché il suo gesto mi ricorda lontanamente l’Urlo di Munch.

Al Flaminio poi gran bella festa per la partita di Rugby. Sono sempre più convinto che bisognerebbe “obbligare” i ragazzi ad assistere ad eventi del genere. Tifosi mischiati tra di loro che si scambiano baci e abbracci, che cantano insieme gli inni nazionali e si offrono da bere (tanto).

Penso a come sarebbe bello se si potesse esportare questo modo di vivere una sfida sportiva anche nel calcio e – perché no – nella politica.

E proprio in tema di scontri ideologici, mi piace riportare infine una delle frasi con le quali Adriano Sofri si rivolge a Giuliano Ferrara nel suo ultimo libro “Contro Giuliano”: “… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti”.

Postato da: kkarl a 15:02 | link | commenti (6)
fotografia, rugby, aldo moro, adriano sofri, via fani, kkarl

venerdì, 11 gennaio 2008

Com'era verde la mia mela!

melaverde

Non so se dovevo ricordarmi di Gabriella Carlucci più per la sua conduzione del programma Mela Verde (Rete 4, 1988), in cui andava alla scoperta delle più belle realtà agricole e gastronomiche d’Italia oppure perchè, dopo la sua elezione a Forza Italia nel collegio 24 della Puglia, ha dichiarato che “il territorio del nord barese è definitivamente entrato nel mio cuore ".

Fatto sta che improvvisamente mi tocca ricordarmi che esiste, grazie alla polemica che la vede protagonista dopo che Fabio Fazio ha invitato in diretta TV Adriano Sofri (sabato 12 a Che tempo che fa).

La nostra bella Gabriella – che comunque, per onestà di informazione, è stata anche Lecturer of Italian Literature presso la U.C.L.A., università della California Los Angeles, e quindi dovrebbe essere dotata di una buona dose di materia grigia – ha pensato doveroso rivolgere questa interrogazione parlamentare ai ministri della Giustizia, dell’Interno e delle Comunicazioni:

"come può un detenuto per un reato così grave, ancorché assegnato agli arresti domiciliari, partecipare a una trasmissione del servizio pubblico; chi autorizza la partecipazione al programma di Sofri, e se è davvero opportuno concedere questo permesso".

Certo, i rischi che si corrono sono molteplici, e mi domando come abbia fatto Faziofabio a sottovalutarli: Adriano potrebbe fare apologia di terrorismo oppure tentare una fuga in diretta.

La verità è che l'onorevole Carlucci quasi sicuramente non ha mai letto un solo scritto o libro di Sofri (per posizione presa, non voglio dire che “non ci arriva”), perché altrimenti saprebbe bene che una discussione con lui può solo arricchire chiunque lo ascolta.

Ma probabilmente è questo a turbare i sonni della "nostra". Sabato prossimo il “livello” della TV corre il rischio di venire alterato rispetto agli standard attuali e futuri: Sofri potrebbe offuscare per qualche minuto l’interessantissimo dibattito che si sta accendendo sulla presenza di un trans nel prossimo GF8, presentato come “bellissima donna difficilmente riconoscibile”.

Caro Pazzaglia, perché ci hai lasciato?

PS: su Sofri e sull’ultimo libro che ha scritto, ricordo un mio post di pochi giorni fa.

Postato da: kkarl a 15:03 | link | commenti (9)
polemiche, televisione, carlucci, adriano sofri, kkarl

lunedì, 07 gennaio 2008

Sottolineature. 

sofri

Ho appena finito di leggere “Chi è il mio prossimo”. Adriano Sofri, nei suoi saggi e negli articoli che scrive ha sempre la capacità di fare riflettere, di non essere mai banale e di trattare con la stessa capacità di approfondimento sia i problemi quotidiani che i “massimi sistemi”.

Chiudi il libro e rimani a elaborare i dubbi che le sue considerazioni ti lasciano.

Qui non voglio fare la recensione del libro. In rete ce ne sono diverse (potete leggerle qui ed anche qui) e sicuramente sono migliori di quelle che riuscirei a fare io.

Nel post voglio invece riportare alcuni dei tanti passi che ho sottolineato durante la lettura. Brevi frasi o pensieri che – sebbene spezzati dal contesto - mi colpiscono al punto di trascriverli per non dimenticarli.

A parte queste poche “pillole”, vi consiglio naturalmente di leggere interamente il libro.

Postato da: kkarl a 16:29 | link | commenti (5)
recensioni, libri, letture, cina, adriano sofri, kkarl

domenica, 24 giugno 2007

OGGI VI "DECLINO" UN MIO TIC

lettera malafemmina

Tra le manie che ho, una che mi diverte particolarmente è registrare i tic linguistici, le mode che caratterizzano nei tempi le nostre discussioni.

Sono mode che esistono da sempre: quelli della mia età ricordano sicuramente i cioè, nella misura in cui che rappresentavano il 50% delle parole negli accesissimi collettivi studenteschi.

Più di recente, sono stati a lungo in questa originale hit parade frasi come assolutamente si, assolutamente no (mi raccomando, l'accento sulla prima lettera, tanto per dare un'intonazione inglese!), il piuttosto che, usato impropriamente come congiunzione, il sempre valido voglio dire o la sua derivazione come dire (messo lì soprattutto per prendere fiato e tempo, visto che nessuno tra quelli che lo usa riesce poi a spiegare cosa realmente vuole dire).

 

La mia mania per la lingua italiana non si ferma ai tic, ma mi porta spesso a litigare sull’esattezza o meno dei termini usati. In genere ho ragione io, ma ci sono poi le volte in cui vado incontro a figuracce solenni. Come quella volta che ascoltai, in una conversazione televisiva con Fabio Fazio, Adriano Sofri dire che il “cane aveva morsato …”.  Chi legge o ha sentito qualche volta Adriano Sofri sa che è praticamente impossibile coglierlo in fallo sulla lingua italiana, per cui mi sembrava strano che proprio lui avesse sbagliato un verbo.  Cominciai così a cercare dappertutto per provare l’esistenza del verbo “morsare”. Vi risparmio le fasi intermedie. Vi dico solo che scrissi persino all’Accademia della Crusca fino ad arrivare allo stesso Adriano Sofri, che dal carcere di Pisa ebbe la bontà (e la simpatia) di rispondermi attraverso la sua rubrica sul Foglio, spiegando che aveva semplicemente riportato l’incerto italiano del suo vicino di cella nigeriano. Potete immaginare le prese in giro (eufemismo) che dovetti subire.

 

Tornando ai tic: mi sembra che una “new entry” che sta prendendo velocemente piede sia il verbo declinare. Prima si declinavano solo i verbi, ora invece si declina ogni cosa: il programma, i valori, i desideri. Non c’è politico che non "infili” questo temine nei suoi discorsi o scritti. Speriamo almeno che così si riesca a declinare (come intendiamo in molti) il Partito – veramente - Democratico.

Postato da: kkarl a 18:36 | link | commenti (16)
lingua italiana, manie, adriano sofri