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venerdì, 16 maggio 2008
Non ci siamo!

rom1Quando parliamo di immigrazione, zingari e sicurezza, ho l’impressione che noi di sinistra (o centrosinistra) continuiamo a “sfiorare” il vero problema.
Sicuramente ce la mettiamo tutta, ma c’è sempre qualcosa che alla fine ci impedisce di centrare il bersaglio.

Credo che ci siano alcune posizioni ben definite sulla quali non vale nemmeno la pena di tornare: loro sono per la tolleranza zero (che sconfina o promuove implicitamente il razzismo), noi siamo per la solidarietà e l’accoglienza. Però poi ci sono delle domande semplicissime, banali, quotidiane, alle quali non vedo ancora risposte (e vi confesso che io stesso ho difficoltà a ipotizzarle).

Siamo tutti d’accordo che chi compie un reato va punito.
Ma come risolviamo il problema del “disagio”?

Molte uscite delle metropolitane e alcune zone in periferia la sera sono affollate da stranieri ed extracomunitari che si ubriacano. Difficilmente questo si traduce in aggressioni o violenza, però chi passa di lì (soprattutto se donna) ha paura, e magari rinuncia a passarci o ad uscire.

Il servizio trasmesso nell’ultima puntata di Annozero ha messo in evidenza come in alcune città ad alta immigrazione non ci siano effettivi problemi di delinquenza, ma semplicemente episodi censurabili (la pipì nei portoni, il chiasso e le intemperanze in ore notturne). Banalità, se ci pensiamo bene, che però sono percepite il più delle volte dalla popolazione come “il problema”.

A parte la condanna del razzismo, in pratica, vogliamo proporre soluzioni concrete?
Oppure le diamo per scontate? La gente – quella che esasperata alle ultime elezioni ci ha voltato le spalle votando Lega - le nostre soluzioni scontate non le conosce, non le percepisce.

Io provo ad ipotizzarne alcune, ma mi piacerebbe che fossero gli esperti ad indicare la strada da percorrere.
Penso naturalmente a maggiore vigilanza ed alla creazione di strutture da offrire agli stranieri per stare insieme senza vagabondare. Ma tutto questo naturalmente ha un costo: saremmo in grado di convincere i cittadini circa i benefici che tali spese (tasse) produrrebbero?
Ci sono però anche altre soluzioni meno onerose, come ad esempio la riqualificazione delle aree oggi abbandonate a sé stesse. Perché non “vivacizzarle” con pizzerie, ristoranti, pub, magari incentivando i gestori con affitti simbolici? Popolarle insomma con gente e luce, e renderle di fatto più sicure.
Sono ipotesi che ho sentito proporre da anni, ma mai realizzate.

Sugli zingari il discorso è molto più complicato. Sgombriamo subito il campo dalle leggende metropolitane: sembra che in 70 anni di statistiche certe non ci siano casi verificati di “bimbi rapiti”.
Però dobbiamo anche essere onesti intellettualmente ed abbandonare l’idea romantica del “popolo nomade”. Ormai quasi tutti gli zingari sono stanziali, con una bassissima percentuale e volontà di integrazione (lavoro e scuola).

Quando va bene essi sopravvivono grazie alla raccolta di ferro e altro materiale nelle strade e nei cassonetti, e grazie naturalmente all’elemosina. Ma è indubbio che i borseggi e i piccoli furti rappresentano buona parte delle altre entrate.
Oltre a ospitarli in campi tali da garantire loro un minimo di igiene e di civiltà, temo che non sia sufficiente minacciare il carcere per evitare che “rubino”.

E allora, su cosa puntare per fare in modo che non si ripropongano altri “Ponticelli”?

Insomma: proviamo ad elaborare un progetto vero, dove ad ogni problema viene proposta la soluzione. Le dichiarazioni “alte” di condanna al razzismo vanno fatte – naturalmente – ma se non sono accompagnate da concretezza non sono sufficienti e ci allontanano ancora di più (se è possibile) dal Paese reale.

Postato da: kkarl a 16:56 | link | commenti (5)
razzismo, nomadi, intolleranza, rom , kkarl


Commenti
#1   16 Maggio 2008 - 17:30
 
dissento: non perchè tu non dica cose anche giuste, anzi direi quasi ovvie (ma a me del servizio di annozero ha colpito anche la preoccupazione molto materiale dei proprietari di case deprezzate causa concentrazione di immigrati, cosa ben nota in qualunque paese abbia affrontato l'immigrazione), ma perchè quello che tu dici si può fare solo partendo dal presupposto che una politica dell'immigrazione e dell'integrazione si debba fare. E per farla c'è bisogno di riaffermare che questa è un valore assoluto, perchè costa, prende risorse da una parte sottraendole ad altro. In una parola è una scelta politica, che per passare deve essere condivisa dai cittadini. Se invece non si vuole investire su una società migliore, ma basta tenere sotto controllo il disagio le ronde sono la soluzione migliore e più facile. Quindi senza alti proclami come li chiami tu non ci sarà la possibilità di agire nel senso che auspichi.
Paolo
utente anonimo

#2   16 Maggio 2008 - 17:36
 
Paolo,
gli "alti proclami" li abbiamo fatti anche in campagna elettorale e credo siano ormai nel DNA riconosciuto di sinistra e centrosinistra.
Il senso del mio post era: come riconquistare il consenso della gente che ci ha voltato le spalle e ha votato Lega?
Oltre agli alti proclami, possiamo tentare di dare risposte "terra terra", quotidiane, per fare capire loro che non esiste come risposta solo il "metodo Ponticelli"?
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#3   16 Maggio 2008 - 20:41
 
Veramente di alti proclami non ne ho sentiti da parte del PD.Anzi.
La questione è che la gente ha fastidio dell'immigrato o dello zingaro a prescindere.
E se la politica d'integrazione non passa anche attraverso una rivisitazione di quello che sono gli italiani (noi) nei loro istinti e pregiudizi per sradicarli, non si va lontano.
utente anonimo

#4   16 Maggio 2008 - 20:58
 
Mi accorgo dai commenti che il senso del mio post non é chiaro.
D'accordo sulla "rivisitazione di noi italiani" ... ma come la facciamo?
Vogliamo almeno ascoltare (per poi controbattere in concreto) i lamenti di sta a contatto con il disagio, oppure è sufficiante appellarci alla condanna del razzismo?
Vi riporto il commento di una persona che mi ha scritto in privato:
"Io, che sono più estremista di te sul fatto dei diritti (extracomunitari compresi) vorrei solo che tu abitassi un mese ... ma che dico? due giorni qui da me, e poi ne riparliamo!
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#5   16 Maggio 2008 - 21:30
 
se non erro altri paesi europei agiscono preventivamente: permessi di soggiorno a persone "highly educated" gli altri arrivederci a meno che non abbiano un lavoro a norma che garantiscano condizioni di sopravvivenza. Altrimenti fuori, crimini o meno.
utente anonimo

Commenti