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giovedì, 20 settembre 2007

Riapriamo a Wanda.

BordelloByLeeDurbin_1

“Addio Wanda” è il nome di un pamphlet con il quale Indro Montanelli salutò polemicamente l’abolizione delle case chiuse, avvenuta il 20 settembre 1958 con l’entrata in vigore della Legge Merlin. Da allora, il dibattito su come regolamentare la prostituzione non si è mai interrotto e sui “bordelli” (si chiamavano così perchè inizialmente erano villini posti ai bordi delle città) si è continuato a fare romanticismo da un lato, e demagogia moralizzatrice dall’altra.

Nel suo “addio” Montanelli non si limitò a salutare nostalgicamente Wanda, ma fu anche fortemente polemico:

“... in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia...".

Oltre a lui, altri si misero a celebrare la nostalgia per le case chiuse. Dino Buzzati parlò di “Civiltà dell’erotismo”, di “Messaggio di civiltà erotica”, scrisse che “nelle case chiuse era trasmessa un'arte di fare all'amore che stava disperdendosi”. Attaccò Lina Merlin senza pietà, arrivando a paragonarla ad Erostato “che è leggenda abbia appiccato fuoco alla grande biblioteca d’Alessandria, distruggendo un immenso capitale di cultura, mai più recuperato”.

Come non ricordare poi i film di Fellini (“Roma”, “Le notti di Cabiria”) e di tanti altri registi e scrittori che hanno raccontato con benevolenza le atmosfere di quei salottini? Ma è evidente che – anche allora – la prostituzione non poteva avere solo il lato romantico descritto da Montanelli, Buzzati e Fellini. Il solo fatto, ad esempio, che una professionista avesse mediamente quaranta clienti al giorno, ricorda più la produttività richiesta in un call center odierno che non la tenerezza di un atto d’amore. E così il “girare” obbligato delle signorine da un bordello all’altro ogni 15 giorni, dà più l’idea di un commesso viaggiatore che di una “messaggera d’amore”.

A difesa di Lina Merlin, ci sarebbe inoltre da precisare che lo scopo essenziale della sua legge non era quello di “chiudere i bordelli”, ma di abolire lo sfruttamento della prostituzione. Solo che i cattolici democristiani la fecero diventare soprattutto una battaglia moralizzatrice, non tanto contro lo sfruttamento, ma contro i cattivi costumi delle case chiuse e, in parte, dei loro clienti. Oggi la situazione è chiara: molto più di allora, e molto più delle pittoresche lucciole che illuminavano con i loro falò le strade di periferia di un paio di decenni fa, il fenomeno è in continuo aumento, con l’aggravante che le vittime sono in maggior parte straniere (anche minorenni) impossibilitate a ribellarsi. E’ per questo che sono in tanti ormai a proporre di richiamare Wanda e di legalizzare l’”amor profano” cantato da De Andrè, sia per tutelare le donne che decidono di svolgere il “mestiere più antico del mondo”, sia per disciplinare l’attività anche da un punto di vista fiscale.

E chi lo sa che alla fine non si finisca per includere anche questo tipo di prestazione tra quelle erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Io intanto, per non sbagliare, mi sono messo in rubrica il numero telefonico del CUP (Centro Unificato Prenotazioni).

Postato da: kkarl a 09:57 | link | commenti (12)
costume, prostituzione, legge merlin, case chiuse


Commenti
#1   20 Settembre 2007 - 10:41
 
la situazione attuale è la peggiore possibile, sia per questioni sanitarie, che di sfruttamento, che di decenza. ma il moralismo, specie quello ipocrita che vale solo nelle ore diurne, prevarrà e ci terremo migliaia di schiave ai bordi delle strade. molti credono che legalizzare voglia dire dare un avvallo morale, mentre in realtà vuol dire dare una cornice di legalità a fenomeni inestirpabili, indipendentemente da qualsivoglia giudizio morale.

supramonte
utente anonimo

#2   20 Settembre 2007 - 11:10
 
Beh, lo stesso discorso potrebbe valere anche per le droghe leggere.
Ed è già stato messo in pratica per le scommesse.
utente anonimo

#3   20 Settembre 2007 - 11:41
 
sulle droghe leggere non sono d'accordo sull'analogia.

primo: cosa vuol dire leggere? che non provocano conseguenze psichiche? sbagliato, le provocano.

secondo: chi controlla i canali di spaccio delle droghe leggere? gli stessi che controllano il traffico di droghe pesanti, cioè le mafie, la 'ndrangheta in particolare. i canali comunque resterebbero in piedi anche se si legalizzassero cannabis e marjuana, fornendo cocaina, eroina e droghe sintetiche (che sono molto più redditizie).

ps: hai mai pensato che quando fumi una canna stai dando un obolo alla 'ndrangheta?

supramonte
utente anonimo

#4   20 Settembre 2007 - 12:06
 
Appunto.
Se il discorso è: la prostituzione esiste, prendiamone atto, legalizziamola così almeno rientra in un circuito legale per regole e tasse,
si potrebbe fare lo stesso discorso anche per le droghe (leggere e pesanti), per le scommesse (già fatto), per le bische/casinò (situazione ibrida, ci sono pochi casinò storici e molte località li vorrebbero) e magari mi dimentico qualcosa.

Supramonte parla di moralismo per chi parla dello stato magnaccia, ma non mi sembra gradire molto lo stato spacciatore (e lo stato biscazziere ?)

conte oliver
utente anonimo

#5   20 Settembre 2007 - 12:21
 
non gradirei nessuno dei tre, ma ritengo che in uno, forse due casi, sarebbe un male necessario. anche la legge sull'aborto per me è un male necessario.

dunque tu proponi di legalizzare le droghe, pesanti e leggere che siano. perchè non legalizziamo anche il commercio di armi allora, così togliamo introiti alla criminalità che traffica in armi...

non hai capito il mio punto: legalizzare la prostituzione permetterebbe non di togliere un introito alle organizzazioni criminali che la sfruttano o allo stato di guadagnare più tasse, ma di affrancare dalla schiavitù le decine di migliaia di vittime di questo racket, permettendo loro, se poi realmente vogliono fare questo lavoro e non sono state costrette e minacciate (e magari ammazzate e gettate in una scarpata), di avere condizioni di lavoro più sicure.

supramonte
utente anonimo

#6   20 Settembre 2007 - 16:06
 
Nonostante il tono “romantico” con cui ho cercato di colorare il post, la soluzione non è comunque semplice. Io per primo considero pura illusione credere che la regolamentazione annullerebbe lo sfruttamento e la barbarie che oggi ruota attorno alla prostituzione.
Come tutte le depenalizzazioni, anche questa “alzerebbe” (o “abbasserebbe”, dipende come la consideriamo) il livello dell’offerta. Probabilmente il racket, in un mercato libero e consentito, si specializzerebbe nella prostituzione minorile, nel sesso “senza protezione”, in tutto ciò che in ogni caso rimarrebbe proibito.
In quanto a paragone con le droghe leggere non lo considero sballato, solo che è sicuramente più facilmente criticabile, visto il raccordo che molti fanno tra droghe leggere e droghe pesanti.
Penso che probabilmente l’Italia – forse perché il fenomeno lo ha già vissuto – sarebbe pronta a riaprire le case chiuse, mentre sulla liberalizzazione delle droghe leggere vedrebbe una lunghissima e sfiancante guerra di opinioni.
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#7   20 Settembre 2007 - 21:27
 
Se ti ricordi, un po' di tempo anch'io fa pubblicai un post nel quale definii tali prestazioni come un "servizio alle famiglie" da legalizzare ed eventualmente farsi prescrivere dal medico, il tutto supportato da ricevuta fiscale e pagamento ticket. Naturalmente scherzavo... ma non troppo ;-)
In tutta serietà credo che la riapertura delle case chiuse e la legalizzazione di quel tipo di servizio risolverebbe o ridurrebbe il problema dello sfruttamento, delle malattie e perché no, anche dell'evasione fiscale.
Dal punto di vista morale l'onorevole Mele ha già dato il suo buon esempio.
Un abbraccio da Fioredicampo
utente anonimo

#8   20 Settembre 2007 - 21:28
 
Avevo scritto un commento ed è sparito. Forse è in attesa di approvazione?
Se domani non appare proverò a riscriverlo.
Fioredicampo.
utente anonimo

#9   21 Settembre 2007 - 08:20
 
Sono una voce fuori da coro.. come spesso mi succede.. io sono assolutamente contraria al ritorno di Wanda. Per tanti motivi.
Ma perchè poi lo stato deve legalizzare quello che non riesce a controllare? ma dove sta scritto?
Dato che non si riesce a liberare le ragazzine vittime degli sfruttatori, si fanno andare in spazi dove nessuno le vede (con buona pace dei benpensanti) e dove possono continuare a fare il loro lavoro e magari pagare anche le tasse?
A me questa cosa fa venire i brividi... per quanto mi riguarda sarei favorevole ad una legge che punisce non solo chi le sfrutta (con annessi e connessi) ma anche i cosiddetti clienti. Altro che ritorno di Wanda.... :-///
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#10   21 Settembre 2007 - 09:29
 
Cara Fiore
Lo ricordo bene il tuo post con la foto “rubata” di quel vecchio cartello con le tariffe.
Seriamente, come ho scritto anche nel precedente commento. Non credo che la legalizzazione risolverebbe il problema del racket, così come non credo che torneremmo ai quadretti color pastello che ci hanno raccontato i frequentatori di quegli anni.
Di sicuro il proibizionismo sul “mestiere più antico del mondo” non lo annulla.

A La Trudy dico che naturalmente l’idea di legalizzazione non riguarderebbe le ragazzine, le ricattate, ecc. Non so quanto sia provocatorio affermare che esistono delle donne che si prostituiscono “per scelta”, però credo che (anche se in minima parte) esistano. A me ha colpito molto tempo fa l’intervista fatta ad una prostituta che ha creato addirittura il “sindacato”.
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#11   21 Settembre 2007 - 17:55
 
Porcellone! ;-)

Non so che dire...da un lato penso che sarebbe la cosa migliore per "controllare" il fenomeno.
Però, pensare che una cosa del genere è legale, mi dà fastidio. E non per moralismo, non lo sono affatto..
Boh.
Un sorriso confuso
Mister X di Comicomix
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#12   22 Settembre 2007 - 08:10
 
Il numero potresti chiederlo a Mele ;)
utente anonimo

Commenti