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Riapriamo a Wanda.

“Addio Wanda” è il nome di un pamphlet con il quale Indro Montanelli salutò polemicamente l’abolizione delle case chiuse, avvenuta il 20 settembre 1958 con l’entrata in vigore della Legge Merlin. Da allora, il dibattito su come regolamentare la prostituzione non si è mai interrotto e sui “bordelli” (si chiamavano così perchè inizialmente erano villini posti ai bordi delle città) si è continuato a fare romanticismo da un lato, e demagogia moralizzatrice dall’altra.
Nel suo “addio” Montanelli non si limitò a salutare nostalgicamente Wanda, ma fu anche fortemente polemico:
“... in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia...".
Oltre a lui, altri si misero a celebrare la nostalgia per le case chiuse. Dino Buzzati parlò di “Civiltà dell’erotismo”, di “Messaggio di civiltà erotica”, scrisse che “nelle case chiuse era trasmessa un'arte di fare all'amore che stava disperdendosi”. Attaccò Lina Merlin senza pietà, arrivando a paragonarla ad Erostato “che è leggenda abbia appiccato fuoco alla grande biblioteca d’Alessandria, distruggendo un immenso capitale di cultura, mai più recuperato”.
Come non ricordare poi i film di Fellini (“Roma”, “Le notti di Cabiria”) e di tanti altri registi e scrittori che hanno raccontato con benevolenza le atmosfere di quei salottini? Ma è evidente che – anche allora – la prostituzione non poteva avere solo il lato romantico descritto da Montanelli, Buzzati e Fellini. Il solo fatto, ad esempio, che una professionista avesse mediamente quaranta clienti al giorno, ricorda più la produttività richiesta in un call center odierno che non la tenerezza di un atto d’amore. E così il “girare” obbligato delle signorine da un bordello all’altro ogni 15 giorni, dà più l’idea di un commesso viaggiatore che di una “messaggera d’amore”.
A difesa di Lina Merlin, ci sarebbe inoltre da precisare che lo scopo essenziale della sua legge non era quello di “chiudere i bordelli”, ma di abolire lo sfruttamento della prostituzione. Solo che i cattolici democristiani la fecero diventare soprattutto una battaglia moralizzatrice, non tanto contro lo sfruttamento, ma contro i cattivi costumi delle case chiuse e, in parte, dei loro clienti. Oggi la situazione è chiara: molto più di allora, e molto più delle pittoresche lucciole che illuminavano con i loro falò le strade di periferia di un paio di decenni fa, il fenomeno è in continuo aumento, con l’aggravante che le vittime sono in maggior parte straniere (anche minorenni) impossibilitate a ribellarsi. E’ per questo che sono in tanti ormai a proporre di richiamare Wanda e di legalizzare l’”amor profano” cantato da De Andrè, sia per tutelare le donne che decidono di svolgere il “mestiere più antico del mondo”, sia per disciplinare l’attività anche da un punto di vista fiscale.
E chi lo sa che alla fine non si finisca per includere anche questo tipo di prestazione tra quelle erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Io intanto, per non sbagliare, mi sono messo in rubrica il numero telefonico del CUP (Centro Unificato Prenotazioni).
