
Faccio parte della tribu' di Pennarossa ... ma ogni tanto vengo qui a meditare nella mia capanna tibetana.
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Quello che le femmine non sanno.
E’ inutile! Nonostante il femminismo e le loro indubbie conquiste degli ultimi anni, ci sono campi in cui le “femmine” è bene che non si avventurino e continuino a giocare con le bambole o al massimo (magari si potesse ancora) a campana.
Questo sfogo deriva da un commento che Maria Cascella ha lasciato sul mio ultimo post. In esso, ricordando i giochi dei maschi di “qualche anno fa” confessava: “ho sempre sognato sputare sulle figurine dei calciatori e non ho mai capito perchè i maschi lo facessero”.
Con quel “sputare” Maria ha compiuto un sacrilegio nei confronti della sottile e nobile arte del “gioco con le figurine” che ha costituito il passatempo (maschile) di generazioni intere.
Lasciamo stare l’adrenalina che ci prendeva al momento di aprire il pacchetto, per capire se ce n’era qualcuna mancante, soprattutto l’introvabile Pizzaballa. E tralasciamo pure le febbrili contrattazioni per lo scambio, roba da fare invidia a Wall Street e relegare Ebay a uno di quei mercatini rionali con le bancarelle.
Il momento clou della giornata era quando le figurine ce le giocavamo, quando tiravamo fuori il pacchetto dei doppioni e cercavamo di conquistarne il più possibile agli altri.
Lo scontro poteva avvenire con differenti metodi (impara Maria!):
Con la botta: ognuno metteva lo stesso numero di figurine, che si poggiavano sul banco o sul muretto (in casi estremi sul pavimento o sulla strada). Poi si dava una botta tremenda con la mano vicino al pacchetto. Quelle che si rivoltavano erano conquistate. Naturalmente c’erano diverse varianti: le figurine si potevano o no piegare (per “prendere” meglio l’aria); la “botta” poteva essere a palmo aperto oppure raccolto.
Poi c’era la schicchera. Si metteva una figurina in pizzo al banco e si dava la “schicchera” da sotto per farla volare all’interno del banco. Se la figurina si posava su un’altra, questa diventava tua. Le varianti erano far cadere le figurine dal banco o lanciarle dalle mani verso terra. Bisognava andare sopra alle altre per conquistarle. Anche qui c'era la possibilità di regole diverse: qualche orientamento di dottrina prevedeva che se la figurina copriva più della metà dell’altra si conquistavano tutte quelle in terra.
Naturalmente c’era chi “inghignava” e voleva fare passare per più di metà ogni situazione.
E poi c’era il soffio (soffio … Maria, soffio … non sputo!). In un certo senso era molto simile alla “botta”, solo che per fare rivoltare le figurine si doveva fare ricorso al soffio e non alla botta con il palmo della mano.
Ma il soffio andava fatto con arte e con maestria, servivano ore e ore di allenamenti, trucchi carpiti ai più bravi o consigli pagati a suon di figurine. Occorreva “lavorare” di epliglottide, chiuderla mentre si prendeva fiato e aprirla di colpo per fare in modo che il soffio fosse forte e concentrato.
Un po’ lo stesso che si doveva fare con la cerbottana quando si tiravano i cartoccetti contro il sedere delle femmine, quelle che – invece di giocare con le bambole - stavano sempre ad impicciarsi dei nostri giochi senza capirci niente, e magari dicevano pure che stavamo a sputare alle figurine.
E' che a noi ci manca Pippi.
Osservando con invidia la politica (e non solo) degli altri paesi europei, ci chiediamo ogni volta perché ci sia tanta differenza con il nostro Paese sebbene esso – insieme alla Grecia – sia stato la culla del diritto e della democrazia.
Alcune volte trovare la motivazione è semplice: dipende dagli uomini e dal loro coraggio (vedi Zapatero); in altre occorre fare ricorso ad approfonditi – e spesso difficili - studi socio-politici.
Ma ci sono casi in cui la soluzione è molto più semplice di quella che si crede, ed è nascosta nelle pieghe sottovalutate delle nostre abitudini o della nostra infanzia.
Conoscete Pippi Calzelunghe, la protagonista della favola di Astrid Lindgren? Pippi é orfana di mamma e ha il papà lontano, ma nonostante ciò é allegra e furba. Vive sola a Villa Villacolle e non ha paura di niente, fa letteralmente come le pare e non c’è nessuno che le imponga delle regole, tanto è vero che tiene in casa un cavallo e una scimmia. Anche se ha le lentiggini, il naso a patata e le treccine all’insù (mica il caschetto di capelli biondi con la riga) lei si sente bellissima.
Bene: se andate a Villerby in Svezia, a nord di Stoccolma, vedrete nel parco di Pippi decine e decine di bambini e bambine giocare felici, spensierati e scatenati, in totale libertà salire su un cavallo di cartapesta alto due metri. In Italia sappiamo quello che succede: c’è un genitore ansioso e protettivo a fianco di ogni scivolo alto mezzo metro.
Il guaio è che loro sono cresciuti con Pippi Calzelunghe e noi con Pinocchio. Se dici le bugie ti cresce il naso e se non vai a scuola ti crescono le orecchie da somaro. Sembrerebbe una buona morale, che trasmette però anche l’idea che se ti comporti male ti succedono cose terribili, e che la colpa é la tua. Da lì la necessità di un pentimento, dell’espiazione, e del conseguente imperativo a rimanere un bambino sottomesso.
Forse Pippi con l'emancipazione svedese non c’entra niente anche se molte ragazze, partecipando ai movimenti studenteschi degli anni Sessanta, dichiararono di essersi ispirate a Pippi.
Di sicuro c’è che in Svezia le donne sono comunque il 50 % in parlamento e stanno a casa 18 mesi quando fanno un figlio, non conoscono la disoccupazione a mandano avanti l’economia.
Saranno forse altri i fattori determinanti, ma resta il fatto che gli svedesi da piccoli sono cresciuti con quel modello lì; i danesi con la piccola fiammiferaia e la fatalità del destino cupo da sopportare … noi con Pinocchio.
Questa avvincente teoria non è mia ma di Concita De Gregorio, che la espone in un capitolo nel suo libro “Una madre lo sa, tutte le ombre dell'amore perfetto”.
Attraverso ventidue racconti di maternità, la De Gregorio compie un viaggio in una realtà circondata da moltissimi luoghi comuni, per cercare di dare voce a una realtà silenziosa: la fatica di essere madri in un mondo in cui per le madri non c'è posto.
Un bel libro, consigliato non solo alle madri.
La giornata della memoria.
Ho deciso di ricordarla così. Di immagini crude ne abbiamo viste tante, purtroppo, anche se sono necessarie per scuotere soprattutto le coscienze dei giovani.
Ma anche questa, credo, esprime bene la tragedia che il mondo ha vissuto nel secolo scorso.
L'importante é veramente non dimenticare.
Moleskine.
Tre fiammiferi.
Tre fiammiferi accesi nella notte:
il primo per vedere la faccia di Mastella
il secondo per vedere gli occhi di Dini
il terzo per vedere la bocca del senatore Nino Strano.
… fortuna che poi è andata via la luce!
A proposito: qualcuno sa dov'é l'interruttore?
Triplice fischio.
Non ci riesco proprio ad augurarmi che Prodi ottenga la fiducia.
Anche se la mia squadra perde (raramente!), io continuo a seguire la partita fino al fischio finale. In vita mia ho spento il televisore o sono andato via dallo stadio prima del 90° in una sola occasione: Manchester Roma … e non voglio ricordare il risultato.
Beh, questa mi sembra tanto una situazione simile. Volere insistere, magari recuperando qualche senatore dell’altra parte in cambio di Mastella & C. significherebbe solo prolungare la partita e prendere altri gol.
Molto meglio che l’arbitro arrivi subito al triplice fischio, anche se credo che ci sarà almeno un tempo supplementare.
Il Presidente Napolitano infatti non scioglierà subito le camere, ma formerà un Governo istituzionale o tecnico (Mario Monti?) con il solo scopo di verificare la possibilità di riformare la legge elettorale. Due o tre mesi e poi si decide, ma in ogni caso le elezioni anticipate sono inevitabili.
Come si presenterà il centrosinistra, e in particolare il PD? Più che a livello di coalizione io mi domando se riproporrà le solite facce e i soliti metodi per la scelta dei candidati e del programma, oppure rischierà la carta del rinnovamento.
Spero di non dovere assistere al quadretto del “fermi tutti” e del richiamo alle armi dei riservisti (i pochissimi che erano stati messi da parte per fare spazio ai “nuovi”).
E mi auguro di non sentire – proprio nei confronti di chi si è avvicinato al nuovo partito con spirito innovativo - un discorso del genere: "Ragazzini, ora qui si fa sul serio, per favore lasciateci lavorare e toglietevi di mezzo ... semmai se ne parla dopo ..."
Intanto Franca Rame si è dimessa, con una lettera che non dovrebbe stupire, visto che afferma cose risapute che lei per prima doveva immaginare. Eppure a me ha colpito.
Global Day for Domenico.
Di lui conosciamo purtroppo solo il nome: Domenico, e il fatto che il suo drammatico caso é passato in silenzio a causa degli eventi che hanno monopolizzato le notizie sui media: l’affaire Mastella, la contestazione di Ratzinger alla Sapienza, il Papa-day.
Questo non ci esime però dal prenderci carico del suo dramma e farlo diventare una battaglia per tutta la blogosfera.
Questa le poche informazioni in nostro possesso:
“Escluso dai provini del Grande Fratello si ammanetta alla “Bolla” di Ponte Milvio, la struttura in plastica dove in mattinata erano entrati tre aspiranti partecipanti al reality … L’uomo, che ha 29 anni e si chiama Domenico è calabrese e ed è geometra. Durante la protesta ha esibito un cartello nel quale dichiarava che insegue da sempre il sogno di partecipare al Grande Fratello e chiedeva di potere entrare nella struttura per essere sottoposto al televoto insieme agli altri concorrenti”.
Da parte mia ho già interessato Amnesty International, la Croce Rossa Internazionale, l’UNHCR e il padre priore dell’Antoniano di Bologna. Ma non basta!
Propongo di istituire un Global Day for Domenico e di fare sentire la nostra voce fino a quando Domenico non verrà fatto entrare nella casa.
E poiché la struttura si trova proprio a Ponte Milvio, propongo anche che – una volta entrato – venga rispettata l’usanza ormai consolidata, e gettata per sempre nel Tevere la chiave della casa.
Un sorriso lungo un anno.

Con questo post aderisco all'iniziativa Un sorriso lungo un anno.
Comicomix “raddoppia”, ed io non posso che aderire e rilanciare.
L’obiettivo è sempre quello di sostenere la lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica).
L'iniziativa si chiama Un sorriso lungo un anno, ed è rivolta a tutti i bloggers e in generale agli amici del web.
Aderire è semplice: chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Il sorriso come forma di relazione, verso gli altri, verso chi si ama, o semplicemente verso il prossimo. Non il sorriso da cartolina, quello falso o di cortesia. Il sorriso che è sostenere senza odio le proprie idee, ma con la disponibilità ad ascoltare (e, se possibile) capire le ragioni degli altri. Prendendo spunto da una vostra vicenda personale, un fatto di cronaca, di politica, di quello che volete.
Per leggere comunque tutti i dettagli vi rimando qui.
NB: Con questo post ho solo rilanciato l’iniziativa. La vera adesione sta nello “scrivere” un post che ha come tema il sorriso. Cosa che farò nelle prossime settimane.
Voi intanto aderite e rilanciate!
Aspettando Mastella.
In attesa di sapere cosa ci riserverà questa giornata politica, vi segnalo il video dell'intervento che Ivan Scalfarotto ha fatto sabato scorso al PD Appio, e del quale vi avevo già parlato in un precedente post.
Chi vuole, puo vedere anche la Seconda parte; Terza Parte; Quarta Parte.
... Palline.
Visita inopportuna. Clima inaccettabile. Non vado da una famiglia divisa. Minoranza intollerante. La Sapienza ostaggio del Papa. Chiusura culturale. Vergogna incancellabile. Rabbiosa frenesia censoria. Davide ha sconfitto Golia. Colpa dei cattivi maestri. Ci sono valori laici da difendere. Il situazionismo. Domenica tutti a San Pietro. Ferita dolorosa alla democrazia. Macchia terribile per il Paese.
Tiro al bersaglio: lascio. Mia moglie un ostaggio. Sono ancora una donna libera. Colpito da frange estremiste della magistratura. Fra l'amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo. Cattolici nel mirino, pensate al Papa …
PS: riferito a coloro che mi hanno chiesto chiarimenti sul titolo e l'immagine. Leggasi: "Che palle!"