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Faccio parte della tribu' di Pennarossa ... ma ogni tanto vengo qui a meditare nella mia capanna tibetana.
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Fare bene le cose
Sicuramente iMille domani non faranno l’Italia né provocheranno un innalzamento improvviso del PIL.
Non daranno la ricetta magica per governare contentando tutti né porranno le basi per fare vincere lo scudetto alla Roma (per quello bastano Spalletti e Totti).
Ma sono certo che non useranno il politichese né applicheranno il Manuale Cancelli quando ci sarà da decidere una carica o un incarico.
C’è una considerazione di Luca Sofri che secondo me sintetizza bene (senza usare il politichese) cosa servirebbe in fondo all’Italia :
“…in una recente riunione dei Mille ho spiegato che in realtà ciò che mi piacerebbe muovesse le nostre scelte non sono tanto progetti politici o principi ideali, ma una sola piccola cosa che non so nemmeno se sia di sinistra: ovvero che le cose siano fatte bene. Che sembra una fesseria, ma io credo che l’Italia sia – prima che il paese degli imbrogli, gli interessi personali, i traffici loschi – il paese in cui si fanno le cose male, pigramente, cialtronescamente, sbadatamente. Vorrei che fossero fatte bene, pensando al modo migliore per ogni cosa, dalla qualità dei traghetti per le isole alla politica estera, dal portale Italia.it ai programmi in prima serata…”
PS: Alle Primarie del 14 ottobre voteranno anche i nati del 1991. Alcuni ragazzi de iMille si sono divertiti in un giochino banale ma divertente che indica le cose che questi sedicenni hanno visto (e non visto) nel corso della loro vita. Ad esempio:
"L'enciclopedia è una fila di libri tutti uguali nella libreria, una specie di scomoda Wikipedia".
Tutto l’elenco lo trovate qui o sul sito di studenti.it
WikiMille. La prima volta in Italia.

(dal blog de iMille)
iMille credono nella forza delle idee, e credono nella rete come impareggiabile mezzo di liberazione collettiva, di partecipazione e democrazia.
Dopo quasi tre mesi di dibattito sulla sezione Idee del blog de iMille, pensiamo sia giunto il momento di lavorare ad una sintesi di quanto abbiamo discusso, per arrivare ad un manifesto che possa rappresentare la piattaforma programmatica de iMille.
Probabilmente, in un contesto politico 'old style', questo sarebbe il momento in cui si dichiara chiuso lo sforzo di dibattito orizzontale costruito sul blog e si incaricano tre saggi di fare una sintesi e produrre il programma. Noi pensiamo invece che il momento della sintesi e della produzione delle proposte sui temi che ci stanno a cuore non possa non passare dalla collaborazione tra le persone, e a tal scopo abbiamo deciso di puntare sul metodo partecipativo più democratico e orizzontale che si conosca per la produzione di contenuti: il wiki.
Abbiamo sintetizzato in maniera coerente i vari contributi discussi lungo tutti questi mesi, e li abbiamo messi online su una pagina wiki a cui chiunque può contribuire.
L'indirizzo del wiki è www.imille.wikispaces.com.
E' la prima volta in Italia che un soggetto politico nazionale utilizza la metodologia wiki per produrre programmi e proposte.
Pensiamo si tratti di una cosa di una certa importanza: la politica si cambia anche conferendo piena cittadinanza a linguaggi e strumenti dalle enormi potenzialità che sono ormai parte integrante della vita quotidiana di milioni di persone. Il wiki è da questo momento a disposizione di tutti quelli che hanno voglia di contribuire con le proprie idee, con le proprie competenze e i propri interessi. Al lavoro!
P.S.: 1 e 2 settembre Assemblea Nazionale de iMille a Roma
1. ... semplicemente Enzo
Avevo voglia di ricordare Enzo Baldoni a tre anni dalla sua uccisione in Iraq.
Prima di tutto perché era “uno di noi”, un blogger con la voglia di ironia e di verità, e poi perché da allora tante cose sono rimaste in sospeso.
Il suo corpo, nonostante le promesse del Governo italiano, non è mai stato restituito alla famiglia; sulla sua uccisione non si è mai voluta cercare la verità; pesano ancora nel ricordo le calunnie dissacratorie di “personaggi” come Emilio Fede, Renato “Betulla” Farina (radiato dall’ordine dei giornalisti … ma che scrive ancora), Vittorio Feltri (che proprio ieri è stato insignito del premio giornalistico Pannunzio … mah!).
Per questo credo sia giusto ricordare Enzo.
E lo faccio innanzi tutto linkando il bel post che facemmo su Pennarossa proprio un anno fa, con quelle sue “istruzioni in caso di trapasso” che sono un inno alla leggerezza, anche davanti ad un tema drammatico come la morte.
Poi rimandandovi al blog di Pino Scaccia, che in questi ultimi giorni – proprio per ricordare Enzo – ha scritto numerosi post, tutti interessanti e molti – come dice lui – “de panza”.
Infine, chiedendovi di aderire all’iniziativa di Articolo 21 che ha rilanciato la proposta di conferire a Enzo una medaglia d’oro al valor civile perché – come spiegò due anni fa il direttore Enrico Deaglio - “l'ultima sua azione, l'organizzazione di un convoglio della Croce Rossa a Najaf, e' stata probabilmente la migliore azione che gli italiani abbiano fatto in tutta la guerra irachena".
La lettera che allora fu inviata a Ciampi la trovate qui, mentre qui il link per aderire all'appello.
2. SIT IN PER PEGAH
I romani, e tutti coloro che possono, non dimentichino l’appuntamento di lunedì 27 agosto 2007 dalle ore 18,30. Sit In di fronte all’Ambasciata Britannica a Roma in via XX settembre 80.
SIT-IN PER PEGAH
Il Gruppo EveryOne, Arcigay e Arcilesbica, hanno convocato
lunedì 27 agosto 2007 dalle ore 18,30
un Sit In di fronte all’Ambasciata Britannica a Roma in via XX settembre 80.
La vicenda di Pegah è nota: la lesbica iraniana (40) rifugiatasi a Sheffield (Regno Unito), rischia la pena di morte nel suo Paese d’origine, a meno che non venga concesso immediatamente l’asilo politico definitivo.
Il Governo del Regno Unito, invece, si ostina a negarle questo diritto fondamentale con motivazioni assurde e pretestuose, e ha emanato l’ennesimo decreto d’espulsione per il 28 agosto (volo British Airways numero BA6633 delle 21.35 diretto a Teheran).
Il caso di di Pegah Emambakhsh è l'ennesimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi. Le decine di migliaia cittadini, gli attivisti e i politici che hanno aderito all'appello per la sua vita lanciato in questi giorni dal Gruppo Everyone hanno ottenuto una proroga della deportazione al 28 agosto.
Ma non illudiamoci, perché il governo sta solo aspettando che l'opinione pubblica si concentri su altri eventi per costringere Pegah a salire sull'aereo della morte. Deportazioni come quella riservata a Pegah si sono infatti già verificate, anche in tempi recenti, nel Regno Unito e negli altri paesi.
Chiunque può è invitato a partecipare al sit-in.
SALVIAMO PEGAH EMAMBAKHSH DALLA LAPIDAZIONE!

foto di Piervittorio Buffa
Pegah Emambakhsh è una donna lesbica iraniana che due anni fa è scappata dall’Iran per giungere in Gran Bretagna.
Nonostante il suo caso sia evidentemente rapportabile alla violazione sistematica da parte del regime di Teheran dei diritti umani, non ha ottenuto l’asilo politico.
Ora il governo britannico ha deciso di estradarla in Iran dove verrà presa in consegna dalla polizia per essere lapidata. Pegah, è attualmente detenuta a Yarlswood (Sheffield) e il Pubblico Ministero che si occupa del suo caso, rientrerà il 24 agosto dalle ferie.
Le autorità del Regno Unito hanno deciso di compiere un atto di forza, in dispregio di ogni diritto umano e di anticipare la partenza di Pegah verso l'Iran.
Il Governo britannico è in procinto di deportarla in Iran il 23 agosto 2007, con il volo diretto per Teheran della British Airline BA6633, che partirà alle 21.55 dall'aeroporto Heathrow.
L’unica colpa di questa giovane donna è quella di essere lesbica dichiarata e di provenire da un paese dove governa un orribile regime integralista islamico che ogni giorno calpesta i diritti delle persone.
Rivolgiamo un appello accorato ed urgente al Governo italiano, affinché faccia pressioni su quello del Regno Unito: se Pegah salirà su quell’aereo la sua esecuzione avverrà appena giunta in patria. Inviate i vostri messaggi a questo indirizzo email: relazioni.pubblico@esteri.it
AGGIORNAMENTO dal sito Open Mind: Ambasciatore Britannico in Italia promette al Gruppo EveryOne: "Non deporteremo Pegah se esistono rischi per lei in Iran".
La deportazione di Pegah prorogata al 28 agosto. Ma non illudiamoci.
TORNO A CASA. LESSI.

Estate di libri. Alcuni belli, altri meno.
Per chi ha voglia, e per quello che possono valere, ecco le mie impressioni su alcune delle mie letture.
IL CACCIATORE DI AQUILONI – Khaled Hosseini – Ed. Piemme
Il cacciatore di aquiloni narra la storia di Amir, un ragazzo afgano pashtun di Kabul, e del suo senso di colpa per aver tradito il suo amico d'infanzia, Hassan, figlio del suo servo hazara. Sullo sfondo della trama principale ci sono molti eventi storici, come la caduta della monarchia, l'invasione russa, l'esodo di massa verso il Pakistan e il regime talebano.
Attraverso gli occhi di Amir, Khaled Hosseini riesce a farci comprendere la cruda realtà che l’Afghanistan attraversa da quasi 30 anni. Molto più di alcune asettiche cronache dei telegiornali che distrattamente ascoltiamo a cena. Il capitolo sulla battaglia degli aquiloni meriterebbe da solo un film (ed infatti è in preproduzione la trasposizione cinematografica de Il cacciatore di aquiloni diretta da Marc Forster), mentre l’immagine che viene data dei talebani è – se possibile – ancora più bestiale delle denunce che siamo abituati ad ascoltare.
Un libro che mi è piaciuto molto nei primi capitoli, meno nella parte finale (troppo … “americana”).
La frase che ho sottolineato: “E’ meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna”.
Ma mi ha colpito anche un concetto espresso per voce di Baba, il padre di Amir: “Non c’è azione più abietta del furto. … Se uccidi un uomo gli rubi la vita, rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà.”
MAL DI PIETRE – Milena Agus – Ed. Nottetempo.
Un libro da leggere velocemente (io l’ho divorato in due giorni) senza doversi concentrare come spesso succede in altri romanzi “importanti”. Lo stile è semplice (molti periodi sono con pochissima punteggiatura) e rispecchia la voce narrante della giovanissima nipote della protagonista.
Ambientato nella Sardegna del dopoguerra, con un breve intermezzo nella Milano dei “parenti ricchi”, Mal di Pietre parla di un amore prima cercato in maniera ossessiva, poi imposto per convenienza, infine trovato anche se clandestino: quello consumato dalla protagonista durante le cure termali in Continente.
Un libro dove chi ama e sogna è considerato pazzo.
C’è molta tenerezza nelle 119 pagine, e per questo è una storia che può piacere soprattutto alle donne.
Inaspettato il finale (quasi da giallo).
In conclusione: una lettura scorrevole per chi vuole passare qualche ore in completo relax.
La frase che segnalo: "Se io non ti incontrerò mai, fa che senta almeno la tua mancanza."
STUPIDA PUTTANA – Iris Bahr – Ed. Einaudi
Più che la segnalazione di un’amica ed il titolo stuzzicante, mi ha incuriosito la definizione che ho letto in quarta di copertina: “Humor osceno”.
Iris è una ventenne israeliana che, terminato il servizio militare, decide di andarsene in giro per l’Asia alla ricerca dell’uomo che riuscirà a farle perdere completamente la verginità, vissuta più come un handicap che come un valore. Iris infatti si definisce una pseudovergine a causa di esperienze mai andate completamente a “buon fine”.
In realtà la vera meta del viaggio sarà la scoperta di se stessa.
“Stupida puttana” ci presenta senza dubbio un elemento poco conosciuto: l’ironia (in questo caso “autoironia”) e l’umorismo israeliano. Una buona intenzione non del tutto concretizzata con alcune descrizioni che mi sono sembrate “forzate” nella ricerca quasi ossessiva di quel Humor osceno che diventa quindi poco spontaneo in più occasioni.
La frase clou: “La mia fica è diventata la mia Striscia di Gaza personale: contraria all'occupazione, anche se persa senza di lei; incapace di superare la fase della parziale penetrazione”.
IL MIO NOME E’ ROSSO - Orhan Pamuk – Ed. Einaudi
Un libro non facile, sia per le “dimensioni” (439 pagine), sia per lo stile. 20 voci narranti (compreso un cavallo e la morte) in un susseguirsi di avvenimenti spesso descritti e ripetuti dai diversi punti di vista dei protagonisti. Alcune descrizioni sono veramente lunghe e lente (anche se ricche di particolari) che fanno correre il rischio di perdere il filo.
Siamo nella Istanbul del 1591 e nel mondo dei miniaturisti del Sultano avvengono dei delitti che sconvolgono l’ambiente. Nel contrasto tra due vecchi maestri viene riproposta la discussione che ancora oggi investe l’Islam: la divisione tra modernità e tradizione.
Molti hanno paragonato questo libro a “Il nome della rosa”, forse per l’abbondanza di citazioni e di documentazione che Pamuk fornisce al lettore per bocca dei suoi “narratori”.
Di sicuro è affascinante l’atmosfera che l’autore riesce a fare vivere al lettore, catapultato come in un videogioco in un mondo scarsamente conosciuto (quello appunto dei miniaturisti). Così come la rappresentazione dell’amore, a quei tempi e in quei luoghi, raccontato dalla principale protagonista.
Insomma: “Il mio nome è rosso” va letto, ma rigorosamente senza ragazzini che giocano sulla spiaggia.

Cari amici tibetani,
come tutti, anche Kkarl e le sue caprette hanno bisogno di un poco di riposo.
Ce ne andiamo verso altri luoghi tranquilli, lontani dalla tecnologia e da Internet.
La “capanna” rimane a disposizione di chiunque vuole lasciare un messaggio, un saluto, una riflessione.
Salvo incursioni impreviste, ci rivedremo qui intorno al 20 agosto, per discutere insieme delle solite cose, dei temi che il mondo ci offre, di quelli seri e di quelli “cazzerecci”.
Scriveremo della Magika Roma e di fotografia, di motociclette e del Partito Democratico. Ma anche di quello che succederà più a “sinistra”.
Parleremo certamente de iMille, sui quali vi segnalo intanto il post nel quale si fa il punto della situazione e si discute di una possibile alleanza con altre associazioni e con “due politici di professione” (Giovanna Melandri ed Ermete Realacci) . E poi il volantino dei “tre punti irrinunciabili”.
Al nostro ritorno si alterneranno argomenti “pallosi” (ma necessari) con alcuni più frivoli. Sicuramente discuteremo ancora di donne e di “fondoschiena”, cercando di dare una visione reale di “questa metà del cielo”, ovvero del mondo così crudamente materiale dell’universo maschile (ma siamo poi veramente così “scaricatori di porto” tutti quanti?).
Buon riposo a tutti.

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