
Faccio parte della tribu' di Pennarossa ... ma ogni tanto vengo qui a meditare nella mia capanna tibetana.
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Evidentemente non è bastato lo stress subìto durante le ultime elezioni, né il supplemento dovuto al ballottaggio tra Rutelli e Alemanno. 




Nonostante sia nato e vivi a Roma da sempre, la mia pigrizia mi porta raramente ad andare in giro per la mia città.
Ieri però, grazie anche alla bella giornata ed alla manifestazione “Una domenica ai Fori” ho deciso di stare un po’ insieme a “lei”.
In fondo Roma per i romani è sempre stata vista come una persona in carne ed ossa: chi non ricorda Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, o la preghiera che le rivolge Rugantino per fare innamorare la sua Rosetta? E si potrebbe continuare all’infinito …
Ho passeggiato tra i turisti, i giocolieri e i mimi interrogandomi sul reale “carattere” di Roma.
Sicuramente è una città che è cresciuta tanto negli ultimi anni, anche se la vastità del suo territorio e la numerosità dei suoi quartieri ha evidenziato forti squilibri tra centro e periferie.
Non sono d’accordo su chi dice che si sia fatto niente per queste ultime, però non si può negare che altri interventi, oltre alla costruzione di piazze, devono essere realizzati.
Oggi Roma festeggia 2761 anni dalla sua fondazione e lunedì prossimo il ballottaggio ci dirà se il nuovo sindaco sarà Rutelli o Alemanno. Un mese fa era impensabile immaginare la destra al Campidoglio ma oggi, dopo la drammatica vicenda dello stupro avvenuto la scorsa settimana (cavalcata strumentalmente da Alemanno & c.) l’ipotesi non è più peregrina.
Dopo Berlusconi al governo, Bossi e Maroni ministri, il pareggio della Roma col Livorno e Totti “rotto”, sarebbe una jattura che difficilmente riuscirei a superare.
Per questo – oltre ad impegnarmi al massimo in questi ultimi giorni di campagna elettorale – ieri sono salito al Campidoglio e ho fissato a lungo Marco Aurelio, imponente sul suo cavallo, come per dirgli: “Marcaure’ … nun famo scherzi!”
Che Paese è il nostro? Ce lo chiediamo spesso, anche se molte risposte vengono fornite frequentemente dalle indagini sociologiche degli istituti specializzati.
Poi arrivano le elezioni, e tutto questo si traduce in fotografie di gruppo, dove ci accorgiamo che molte persone si sono “mosse” passando da un gruppo all’altro, altre sono nuove e altre ancora non sono più presenti.
Nulla di strano, verrebbe da dire: è quello che succede in tutte le democrazie, dove è anche ben delineata la separazione tra due principali “idee”: progressismo e conservatorismo, solidarietà e paura dell’altro, liberismo e statalismo, ecc.
Il motivo della mia delusione e preoccupazione – riferendomi alla sconfitta del PD e della sinistra in genere – non sta nel fatto che abbiano vinto idee diverse dalla mia; sta nel fatto che si sta sempre più deteriorando il senso civico di molti italiani (che in realtà non è mai stato veramente alto).
Quanti hanno votato Berlusconi perché si riconoscono nel suo modo di fare?
La “furbizia” come regola, l’egoismo come principio, la negazione delle regole come metodo, tutto continuamente sottolineato dal disprezzo per ogni autorità istituzionale.
In questa degenerazione ho il timore che il PD (o i partiti della sinistra) possano fare poco. Sicuramente esempi positivi di “buona politica” potrebbero attrarre consensi da parte delle “anime oneste” che ancora resistono in Italia, ma non riuscirebbero ad invertire la tendenza di una società sempre più orientata all’egoismo e alla volgarità quotidiana.
Per questo credo che, se da un lato i politici e i partiti del centrosinistra dovranno rispondere in modo diverso alle nuove richieste degli italiani (prime fra tutti sicurezza e precarietà), il compito di mandare messaggi diversi alla società dovrebbero invece assolverlo (anche) gli intellettuali.
Tanti – di questi intellettuali (registi, attori, musicisti, scrittori, giornalisti) – erano presenti al comizio di chiusura a Piazza del Popolo per testimoniare la loro vicinanza a Veltroni e al PD.
Io mi auguro che molti di loro mettano in atto una vera e propria offensiva culturale.
Senza voler sembrare ingenuo o banalizzare un problema certamente più complesso, alcune volte basta un film, un libro o addirittura una semplice canzone per fare riflettere o “creare tendenza”.
C’è riuscito Federico Moccia, possibile che non esista qualcuno capace di trasmettere “altri” valori ai nostri giovani (e a molti “anziani”)?
Non c’è bisogno di aspettare gli studi complicatissimi degli analisti politici per interpretare il voto di domenica e lunedì, e capire perché il prossimo Parlamento sarà il primo senza alcun rappresentante della Sinistra tradizionale.
Ieri sera a Ballarò, Oliviero di Liberto ci ha illuminati con la sua spiegazione: la colpa è del grafico che ha elaborato il simbolo della “Sinistra l’Arcobaleno” e non ha inserito in bella evidenza la falce e il martello.
PS: Naturalmente, senza alcuna presunzione, cercherò appena possibile di tentare una mia interpretazione del voto.



Quando le immagini parlano da sole.
Come al solito ... qui: su http://www.flickr.com/photos/karltra/
Stamattina nel mio quartiere ... in attesa della chiusura a Piazza del Popolo.